IL PIANO DI EMERGENZA PER GLI IMPIANTI DI STOCCAGGIO E LAVORAZIONE RIFIUTI
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IL PIANO DI EMERGENZA PER GLI IMPIANTI DI STOCCAGGIO E LAVORAZIONE RIFIUTI

Al fine di ridurre i rischi connessi allo sviluppo di incendi presso impianti ed aziende che gestiscono rifiuti, la Legge 1° dicembre 2018 n.132 ha stabilito disposizioni urgenti in materia di sicurezza per la gestione delle emergenze.

Con tale provvedimento viene stabilito l’obbligo di predisporre: 
• il Piano di Emergenza Interna di competenza del Gestore dell’impianto/azienda;
• il Piano di Emergenza Esterna a carico del Prefetto.

Il Gestore dell’impianto/azienda ha l’obbligo di predisporre il Piano di Emergenza Interno (PEI) e trasmetterlo alla Prefettura competente, indicativamente entro il 4 marzo 2019, per la redazione del Piano di Emergenza Esterna.

Il Piano di Emergenza Interna deve essere riesaminato ed aggiornato, previa consultazione del personale impiegato, ogni qualvolta l’organizzazione attua un cambiamento che possa impattare sulla gestione dell’impianto o al più con frequenza triennale.

Tale adempimento è richiesto allo scopo di:

• Controllare e circoscrivere gli incidenti in modo da minimizzare gli effetti e limitare i danni per la salute umana, l’ambiente e i beni;
• Mettere in atto tutte le misure necessarie al fine di proteggere la salute umana e l’ambiente dalle conseguenze negative di incidenti rilevanti;
• Informare in maniera adeguata i lavoratori, i servizi di emergenza e le autorità locali competenti;
• Provvedere al ripristino e alla decontaminazione dell’ambiente in seguito ad un incidente rilevante.

Il piano di Emergenza Esterna viene, invece, predisposto con l’obiettivo di limitare gli effetti dannosi che possono scaturire da un incidente rilevante. Tale piano viene redatto dal Prefetto d’intesa con le Regioni e con gli Enti locali interessati, sulla base di tutte le informazioni utili trasmesse dal gestore.

Così come previsto per il documento a carico del Gestore anche il Piano di Emergenza Esterna va riesaminato, sperimentato e aggiornato, previa consultazione della popolazione, ad intervalli appropriati non superiori a tre anni.